Jobs Act: intervista al Senatore Giorgio Santini

Nuovo ammortizzatore sociale e politiche attive del lavoro: il ruolo degli Enti Bilaterali

Il Jobs Act mette mano ambiziosamente alla regolamentazione del mercato del lavoro con una riforma attesa nel nostro paese da molti anni.
Il provvedimento è costituito da una legge-delega che, dopo la sua approvazione, affida al Governo il compito di emanare una serie di decreti attuativi con una discrezionalità molto ampia, per cui la definizione di alcuni problemi anche scottanti è rinviata a quel momento.
Questo ricorso alla delega e tutta la discussione sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha innescato nelle scorse settimane una rovente polemica tra governo e sindacati e tra sostenitori e detrattori della riforma anche all’interno della stessa maggioranza e del Partito Democratico.
Interpelliamo il Senatore Giorgio Santini, vicentino, eletto nelle fila del PD e già Segretario generale aggiunto della Cisl.

Senatore Santini ritiene che il Jobs Act così com’è e come potrebbe diventare con gli emendamenti di cui si parla, possa essere davvero lo strumento per riaprire prospettive di sviluppo economico e occupazionale nel nostro paese?

La riforma del lavoro, il Jobs Act, ha come obiettivo principale proprio far ripartire l'occupazione ed in particolare la buona occupazione, attraverso l'introduzione di un nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti in rapporto all'anzianità lavorativa e la semplificazione delle tipologie dei rapporti di lavoro.
A questo scopo nella Legge di Stabilità è previsto dal 1 gennaio 2015 un forte incentivo alle nuove assunzioni a tempo indeterminato con la totale decontribuzione per tre anni. Sono previste altresì misure per favorire l'occupazione femminile, in particolare con il Tax Credit che incentiverà il lavoro per le donne cui oggi ciò è precluso da obblighi famigliari o dalla situazione economica.
E' necessario ora che il Parlamento ed il Governo, superando le troppe polemiche che hanno contrassegnato l'iter di queste norme, rispettino i tempi approvando la legge delega di riforma del lavoro e i conseguenti Decreti Legislativi entro fine 2014 cosicché possano entrare in vigore fin da subito al 1 gennaio 2015.
Inoltre, per essere efficace ai fini del miglioramento delle prospettive occupazionali la riforma del lavoro oltre ad essere tempestiva dovrà essere collegata a tutte le altre misure di politica economica quali la riduzione per le imprese della tassazione sul lavoro, il sostegno alla domanda interna con l'aumento dei redditi per una parte significativa di lavoratori, il mantenimento delle incentivazioni per investimenti e produzione (legge Sabatini, Fondi di garanzia per il credito, ecoincentivi). Nella riforma del lavoro sono previste anche misure significative per migliorare l'azione delle strutture pubbliche sul mercato del lavoro con un miglior coordinamento tra Stato e Regioni attraverso la nuova Agenzia Nazionale del Lavoro che raccoglierà ed organizzerà in modo più efficace tutte le strutture che già oggi a vario titolo si occupano di politiche del lavoro e rafforzando la collaborazione operativa tra strutture pubbliche e agenzie del lavoro private.
Particolarmente significativo soprattutto per il mondo delle piccole imprese è il capitolo che riguarda le semplificazioni burocratiche per imprese e lavoro con l'obiettivo di dimezzare il carico burocratico attraverso la digitalizzazione, di abrogare tutte le norme che hanno dato origine a conflitti interpretativi, di responsabilizzare la pubblica amministrazione, vietando che essa possa continuamente chiedere alle imprese dati di cui è già in possesso.

L’artigianato, che non è coinvolto dall’applicazione e di conseguenza dalle polemiche sull’articolo 18, è invece molto interessato ai nuovi ammortizzatori sociali previsti che faranno leva anche sulla bilateralità. Cosa prevede in merito a questo tema la norma e come la giudica?

La riforma degli ammortizzatori sociali è necessaria per uscire dalla lunga stagione dell'emergenza occupazionale fronteggiata con un ampio utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga, iniziata nell'ormai lontano 2008/2009 e, purtroppo, ancora in corso.
La riforma, oltre a dare una maggiore regolazione all'utilizzo della CIG ordinaria e straordinaria porta a regime per i settori non coperti l'obbligo di istituire i Fondi di Solidarietà o, in mancanza di ciò, l'obbligo di adesione al Fondo Residuale presso l'Inps.
In questo modo si potrà gradualmente superare entro il 2016 la Cassa Integrazione in deroga.
L'esperienza della bilateralità contrattuale nell'artigianato è stata finora particolarmente utile proprio per il sostegno al reddito dei lavoratori nei periodi di sospensione del lavoro e rappresenta una soluzione molto valida per ottemperare all'obbligo di legge di costituire i Fondi di Solidarietà, potendo vantare già molti anni di attività in questo senso e la capacità di coprire con la bilateralità anche le aziende con pochissimi dipendenti.
E' auspicabile che i Decreti legislativi sappiano valorizzare la positiva esperienza della bilateralità dell'artigianato con una normativa leggera e flessibile che non ingabbi in moduli burocraticamente standard le differenze tra i diversi settori.
Gli Enti Bilaterali nell'artigianato potranno svolgere un ruolo importante anche per attuare le politiche attive del lavoro, contribuendo alla necessaria azione di ri-collocare i lavoratori dei settori in crisi sulla base della grande diffusione delle piccole imprese e della loro dinamicità.
In particolare appare molto interessante per la bilateralità dell'artigianato il nuovo criterio di remunerare a risultato i soggetti e gli Enti che ricollocano lavoratori. A tale proposito nella necessaria azione di razionalizzazione di tutte le forme di incentivi previste nella legge delega va chiarito definitivamente il contenzioso relativo alla cosiddetta “mini-mobilità”, ponendo fine ad ogni azione di rivalsa nei confronti delle aziende artigiane che assunsero lavoratori dalle liste di mobilità negli anni scorsi.

E’ crescente il numero dei giovani, e anche meno giovani, che cercano all’estero le opportunità negate in Italia. Cervelli, imprenditori, ma anche braccia in fuga. Si può pensare che un mercato del lavoro più aperto come quello che nascerà col Jobs Act potrà fermare questa emorragia?

Certamente. Fermare l'emorragia di posti di lavoro per i giovani, il loro ricercare sempre più frequentemente all'estero il lavoro che non trovano più nel nostro paese rappresenta il primo obiettivo della riforma del lavoro.
Il nuovo contratto a tutele crescenti risponde esattamente a questa necessità di ridare fiducia al sistema delle imprese di poter assumere giovani avendo nella fase iniziale dei rapporto di lavoro minori vincoli al recesso.
La forte incentivazione per tre anni alle nuove assunzioni va nella stessa direzione.
Il progetto "buona scuola" rimette finalmente al centro del sistema di istruzione e formazione la costruzione di competenze tecnico-professionali attraverso un ampio utilizzo dell'alternanza scuola - lavoro con l'intento di colmare il distacco oggi così ampio tra preparazione scolastica e competenze richieste dal sistema economico e produttivo.
Queste azioni potranno anche dare nuova linfa al Progetto Garanzia Giovani, partito già da parecchi mesi ma che ha bisogno di un forte rapporto con i settori produttivi per realizzare compiutamente le sue finalità di inserimento lavorativo dei giovani.