Jobs act: una riforma importante da attuare senza nuovi costi per le imprese
 
La riforma del mercato del lavoro, costituisce un provvedimento ambizioso, atteso nel nostro paese da molti anni e considerato dagli altri paesi europei una sorta di cartina di tornasole della capacità dell'Italia di realizzare davvero una serie di riforme strutturali.
Il provvedimento è costituito da una legge-delega che, dopo la sua approvazione, affida al Governo il compito di emanare una serie di decreti attuativi con una discrezionalità molto ampia, per cui la definizione di alcuni problemi anche scottanti è rinviata a quel momento.
In queste ultime settimane si è fatto un grande clamore sul tema dell'art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori (se abolirlo, se superarlo, se mantenerlo), senza però tener conto che, nei quarant'anni da quando fu approvato, il mercato del lavoro italiano si è radicalmente modificato. Malgrado esso venga ancor oggi rappresentato come il più garantista e tutelato del mondo, nella realtà dei fatti concreti esso è il più duale tra lavoratori garantiti e altri privi di qualsiasi tutela; un mercato distante dai giovani, devastato dal sommerso, frazionato in mille segmenti di tipologie contrattuali, un mercato che ha condannato ormai tre generazioni di giovani a vivere nella precarietà. E' evidente che una azione del Governo finalmente riformatrice non poteva non partire proprio da questo tema.
 
Nessuno si illude che una riforma normativa sia di per sé capace di far risalire l'occupazione; come sanno tutte le persone di buon senso; quell'obiettivo potrà essere raggiunto solo nel momento in cui riprenderanno gli investimenti pubblici e delle imprese, quando riprenderà la domanda sia interna che internazionale, quando si riaccenderà negli imprenditori e nelle famiglie un minimo di fiducia e di speranza. Ma quando tutto ciò comincerà finalmente a manifestarsi (e purtroppo ancor oggi i segnali sono troppo deboli) occorrerà essere pronti con una cornice normativa che agevoli la ripresa, che faciliti le nuove assunzioni, che consenta di mettere più facilmente in contatto domanda ed offerta di lavoro, che tuteli non il posto di lavoro, ma il lavoratore quando sfortunatamente si trovasse senza lavoro. A noi sembra che questo sia lo spirito della riforma e per questo essa vada considerata positivamente.
 
Certo per il mondo delle piccole imprese, specie per quelle che sono sotto la soglia dei 50 dipendenti, alcuni dei problemi che riguardano le imprese di maggiori dimensioni (il tema dei licenziamenti in primis) hanno trovato già da tempo un assetto e una soluzione più attenta alla loro specifictià. E tuttavia la riforma proposta dal Governo Renzi presenta una serie di aspetti che riguardano da vicino anche le piccole imprese.
In primo luogo c'è la nuova forma contrattuale denominata “contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti”; quali saranno queste tutele e come saranno modulate è una scelta che verrà fatta con i decreti delegati; tuttavia è significativo che il Governo, con la Legge di Stabilità (l’ex Finanziaria), abbia già previsto la completa esenzione per tre anni della contribuzione previdenziale: un incentivo molto importante che renderà questo contratto fortemente appetibile.
 
In secondo luogo gli ammortizzatori sociali, cioè lo strumento di sostegno del reddito dei lavoratori dipendenti da imprese in difficoltà; giustamente essi vengono ricondotti alla loro funzione originaria di strumento temporaneo per imprese che puntano a superare la crisi e non per quelle che invece sono costrette dalla crisi a cessare l'attività e i cui lavoratori possono invece essere sostenuti dall’Aspi. Positiva è la previsione che la cosiddetta Cassa Integrazione in deroga sia superata a favore di uno strumento che possa essere finanziato sia da risorse pubbliche, che da risorse provenienti dagli Enti Bilaterali così ben presenti specie nel mondo delle imprese artigiane.
 
Il terzo aspetto che ci riguarda è rappresentato dalle cosiddette politiche attive del lavoro cioè quel complesso di iniziative che il sistema pubblico (Governo e Regioni) può mettere in campo per favorire l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. É un capitolo sul quale, malgrado diverse iniziative già realizzate nel recente passato, non si è riusciti a fare grandi passi avanti. In Germania  ad esempio, dove il mercato del lavoro è particolarmente efficiente, questo aspetto è davvero il clou, il punto più importante per assicurare grande facilità nei passaggi da un lavoro ad un altro e dunque anche alti livelli di occupazione. Per questo è importante la previsione dell’istituzione di un’Agenzia nazionale per l'occupazione, compartecipata anche dalle Regioni, che lavori in convenzione con Agenzie locali: esse avranno il compito di prendere in carico il lavoratore disoccupato, di avviarlo su un percorso di aggiornamento o di riqualificazione professionale e infine di ricollocarlo in una nuova azienda. Sono due gli aspetti di novità che vanno sottolineati a questo proposito: il primo è il principio di condizionalità, che deve essere introdotto, in base al quale il diritto del lavoratore a percepire trattamenti di sostegno al reddito è condizionato, appunto, all’obbligo di partecipare a iniziative di reimpiego; il secondo è il fatto che le Agenzie saranno ricompensate solo sulla base del
risultato effettivamente raggiunto.
 
Queste sono le novità più importanti della riforma; se ne potrebbero ricordare molte altre; e tuttavia un giudizio definitivo sull’effettiva capacità di questa riforma di cambiare il mercato del lavoro italiano è necessariamente rinviata ai decreti delegati e alla loro effettiva operatività.
Infine un'ultima, ma non meno importante, considerazione: l'innovazione normativa è certamente importante, ma non si può sottacere il fatto che per far crescere davvero l'occupazione, per indurre le imprese ad assumere dipendenti, è essenziale ridurre progressivamente il peso del costo del lavoro: fisco, contributi ecc. La scelta fatta con la Legge di Stabilità appena presentata di ridurre drasticamente l'Irap per le imprese va certamente in questa direzione.