C’era una volta una piccola azienda artigiana che cercava con tutte le forze di sopravvivere alla crisi. Il proprietario, un uomo che si occupava in prima persona della realizzazione degli stupendi prodotti, sapeva che quelli in cui viveva erano tempi duri. Ma sul finire del giorno, quando tornava a casa, guardava le sue mani e riscopriva un senso di soddisfazione immensa nei profondi e ruvidi calli che si portava addosso.

Un giorno gli arrivò un invito a partecipare ad un incontro chiamato “learning week”, dove altre aziende e soggetti come lui si riunivano per scambiarsi opinioni sul mondo dell’artigianato. Spiccavano parole difficili come innovazione, aggregazione d’impresa, lezioni frontali. L’artigiano inizialmente era indeciso sul da farsi, dubbioso e restìo a condividere con altri le sue difficoltà e a prendere parte a delle lezioni su cose che già sapeva. Poi un giorno…”

 

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Potrebbe cominciare così una favola moderna sul mondo artigiano. Ma questa storia è vera quanto le persone che si sono messe in gioco per renderla tale.

Il senso di abitudine malinconica che spesso la crisi porta con sé tende a non farci notare le possibilità laddove si nascondono. Ed è proprio quando le cose sembrano andare sempre allo stesso modo che ci troviamo di fronte ad una buona opportunità, che a volte però non riusciamo a cogliere.

Lo scorso weekend a Mirano (Venezia) si è tenuta la Learning Week organizzata da CNA: un incontro lungo tre giorni per parlare di aggregazione d’impresa e innovazione insieme agli imprenditori artigiani che desideravano aderire. Non solo lezioni frontali ma anche condivisioni e attività volte a confrontarsi e a mescolare le proprie esperienze. Perché questo è il giusto treno da prendere in un periodo che, a detta dei partecipanti, non si dovrebbe parlare di crisi ma di cambio epocale da affrontare.

E forse è stato proprio questo a far sparire ogni dubbio nel nostro artigiano titubante che, una volta fatte le valigie, è partito in direzione Mirano, Villa Mocenigo, per 72 ore di full immersion in campagna.

Ad eliminare ogni timore è stato il grande affiatamento che si è creato a livello umano tra i partecipanti che, pur provenendo da luoghi diversi, si sono riscoperti simili nei settori di cui si facevano portavoce. Complici sicuramente i docenti molto preparati, ma forse anche gli stessi imprenditori veneti, adoperatisi autonomamente per far sentire a casa gli altri, portando cibi e prodotti alimentari tipici delle zone da cui arrivavano.

Ma come in tutte le storie che si rispettino, non vi è avventura senza sfida. Il secondo giorno, ignari di tutto, i partecipanti vengono chiamati a dividersi in due squadre, con tanto di casacche di colore diverso, per prendere parte a “Master Export”, una versione insolita di Master Chef dove però non si parla di cucina, ma di impreditorialità. Sarà poi dovere di giudici esperti del settore valutare il miglior progetto di export per un’ipotetica azienda artigiana, in un laboratorio del sapere che si trasforma in un vero e proprio gioco a premi.

 

Alla fine il vincitore indiscusso è l’esperienza, l’arricchimento personale, la valigia che diventa più pesante. I timori iniziali sono stati sconfitti e forse alcuni dubbi sul proprio futuro sono ora un po’ meno offuscati. Certo le domande sul domani, per una piccola azienda, sono sempre tante e all’ordine del giorno, ma se viste come una piccola sfida quotidiana possono riservare qualcosa di  inaspettato.

Entusiasmo e curiosità, serenità e intraprendenza: sono questi i personaggi guida che hanno condotto la storia dei semplici imprenditori che vi abbiamo raccontato. Una storia che era iniziata con una timida stretta di mano e che oggi si è conclusa con una pacca sulla spalla, una battuta, un pranzo insieme da cui un domani nasceranno nuove collaborazioni. Non è forse questo un lieto fine?

 

 

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