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“Mi può richiamare tra dieci minuti, per favore? Devo controllare la smaltatura. Sa come sono le botteghe…”.

Ama molto la parola bottega e l’universo che evoca, Rosmundo Giarletta, 53 anni. Così come ama la sua terra, Eboli, e la storia culturale di quel Sud, la “Magna Grecia”, dove, per questo, è voluto tornare a 20 anni, dopo essere emigrato con la famiglia a Varese ed essersi diplomato (cinque anni in uno) alla Scuola d’arte orafa di Porta romana di Firenze.

Ed è proprio nella sua bottega, tra “studi, sacrifici e passione”, che il Maestro Giarletta realizza non dei semplici gioielli, ma delle autentiche opere d’arte, apprezzate in tutto il mondo anche da sovrani ed emiri, come il compianto Principe Ranieri di Monaco.

“L’arte orafa è l’espressione tecnica di un pensiero”, spiega, svelando universi storici e filologici dietro ogni sua creazione, spesso opere uniche.

Per realizzare la collana ‘Al nur’ (la luce), per esempio, ci sono voluti cinque anni e lo studio del Corano. “La collana ha 127 mila lati, è tridimensionale come tutte le mie opere – spiega il Maestro – e rappresenta il Paradiso così come descritto nel Corano. E’ realizzata con la tecnica che ho inventato del nido d’ape figurativo, che mi permette di ricavare delle linee che si trasformano in immagine, immagine che rappresenta un pensiero”. Giarletta non rivela chi abbia acquistato il gioiello, ma ad Abu Dhabi e Dubai è stato definito, racconta, “il primo occidentale a presentare un’opera che descrive il Paradiso in maniera splendida”. 

Altrettanto apprezzamento, fino ad essere insignito dell’onorificenza di Cavaliere all’arte e alla cultura, ha riscosso nel Principato di Monaco. “Nel 1996 fui invitato ad una fiera a Montecarlo – ricorda – e il Principe Alberto notò con soddisfazione i miei lavori. L’anno successivo, in occasione del 700° anniversario di Casa Grimaldi, presentai dei bozzetti all’Ambasciata di Monaco a Roma. Studiando avevo scoperto che il Principe Ranieri aveva un antico feudo in Italia e allora, attraverso ricerche d’archivio, raccontai tutta la storia della casata in Italia, in un’opera intitolata ‘Te deum’. Un gioiello di 10x10 cm, con 700 pietre preziose come gli anni della casata, con tutto il Te deum in latino traforato sul bordo alto 2 cm. L’opera – continua il Maestro – venne scelta per la chiusura dell’Anniversario”. 

Oggi le sue opere si trovano anche in Russia, Giappone, Emirati Arabi, ecc. 

“All’estero sognano con noi, gli artigiani sono gli ambasciatori dei nostri territori – conclude Giarletta –. La mia paura più grande è che il mio sapere vada disperso, da un lato per la mancanza di una formazione adeguata - gli istituti d’arte sono stati cancellati, l’apprendistato è una macchina infernale burocratica – dall’altro perché le tasse ci uccidono. Gli artigiani vanno tutelati, valorizzati, sono la nostra eccellenza e la stiamo perdendo”.