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Un artigiano del legno con il tarlo del design. Perché “sono stato sempre curioso, è un aspetto del mio carattere”. Al punto che Alessio Gismondi - di casa a Civitavecchia - ne ha fatto una questione di pelle. Per lui, ma anche per i suoi lavori. E nel vero senso della parola: è pronto a sbarcare all’Expo di Milano con una delle sue trovate, perché “i mobili - dice - hanno la pelle come gli esseri umani”.

La sua impresa si chiama Codice-a-barre. La definizione ne riassume lo spirito: “Un laboratorio dove artigiani capaci si incontrano per creare oggetti che abbiano il dichiarato intento di trasformare ambienti quotidiani in luoghi evocativi, fondendo la tradizione della materia con gli spericolati divertimenti del design”.

“La mia - spiega Gismondi - è una passione di famiglia. Sono arrivato nella falegnameria artigianale prima di mio nonno, poi di mio padre, alla fine degli anni ’70, in pieno boom del design italiano”. Prima aveva studiato nell’ambito del disegno tecnico. E così dagli infissi del padre si è passati ai mobili del figlio. Ma non mobili qualsiasi.

“Mi ha subito incuriosito ciò che succedeva a Milano, dove stava nascendo il fenomeno del design. Ho lavorato nelle ristrutturazioni: arredamento case, negozi e anche teatri. Sempre però con miei progetti”. L’evoluzione? Produzioni a tiratura limitata di complementi di arredo. È l’aspetto più caratterizzante, ma certamente non l’unico. 

“La mia caratteristica - continua Gismondi - è l’estrema ricerca, il superamento del limite”. Un esempio: chi ha mai visto dei mobili con le malattie, percepibili al tatto? Lui li ha realizzati, ed è stato un successo: “Con_tatto”, progetto nato dall’incontro con i dermatologi Massimo Papi e Biagio Didona, è stato presentato a Trento in occasione della inaugurazione del nuovo Museo delle Scienze firmato da Renzo Piano. 
“In questo caso – commenta l’autore - l’idea è nata da certi errori che si vedono nell’impiallacciatura o nella verniciatura. Ho pensato che il mobile ha la pelle come gli essere umani e può essere attaccata da patologie”. Tutto, ovviamente, ricreato a mano e in pezzi unici.

Fin qui il passato, compreso l’aver rappresentato, qualche anno fa, la Regione Lazio in una missione a Shangai. Cosa riserva il futuro? Quello imminente si chiama Expo. “Sulla forma e le funzioni dei mobili è stato detto tutto. Quindi sto ragionando su altro. Ora – conclude Gismondi - sto facendo un lavoro sempre sulla pelle: una decorazione dell’elemento in funzione dell’esposizione di Milano, basata quindi su alimentazione e sostenibilità. Punterò sempre su studio e ricerca, oltre alla lavorazione artigianale con le ristrutturazioni”. Il Codice-a-barre ha ancora molto da dire.


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di Massimo Chiaravalli