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“Fabrizio, grazie per questa bellissima chitarra, una vera opera d’arte che custodirò con cura”. Firmato, Bruce Springsteen. La lettera autografa del “Boss”, accanto a quella di Keith Richards, e l’incontro con Maurizio Solieri, storico chitarrista del Komandante Vasco Rossi, sono state le chiavi di volta della fiaba artigiana di Fabrizio Paoletti, 42 anni, imprenditore liutaio di Montemurlo, e socio della Cna di Prato.

Una vita scandita fino al 2010 da un impiego come elettricista, con l’insolita passione per le chitarre elettriche e l’arte della liuteria, coltivata da sempre come hobby, a livello amatoriale, per amici e conoscenti. Poi, la crisi economica del distretto pratese e la chiusura di centinaia di aziende, compresa quella di Fabrizio, che però non si lascia abbattere. 

Al ritmo di tentativi sulle alchimie dei materiali, sulle sonorità, sull’estetica, trasforma la sua passione in un’opportunità e, infine, in un successo imprenditoriale fatto di strumenti unici e ricercatissimi dalle icone del rock. E questo, in soli 5 anni. 

“I primi passi sono stati davvero durissimi – racconta - Non avevo esperienza, né credito, e nel primo laboratorio ho investito tutto. Anche ciò che non possedevo. Il lavoro procedeva per esperimenti. Mi cimentavo in riproduzioni, copie di chitarre famose. Ma non mi sentivo realizzato. Volevo creare una produzione Paoletti unica, originale, di altissima qualità. Sognavo di creare chitarre elettriche degne di calcare i palcoscenici delle star mondiali del rock. Ho avuto un’idea. 

Per le casse acustiche sono ricorso a legni pregiati ricavati da botti secolari, riadattati e modellati per garantire un suono inconfondibile. Poi mi sono specializzato nelle tonalità di colore e nella cura del look di ogni singolo pezzo, e il primo strumento prodotto e affidato al chitarrista Solieri, incontrato al Pistoia Blues, mi ha cambiato la vita”. In un primo momento a dare prestigio e valore al suo laboratorio, consentendogli di conquistare mercati di nicchia e catene di vendita Made in Usa, sono state alcune chitarre donate da Paoletti ad inarrivabili quanto eccentrici big della musica rock. Dopo di che, da un chitarrista all’altro, di nota in nota, tra gli addetti ai lavori, dietro le quinte di tour mondiali, l’inevitabile passaparola ha fatto il resto.

Oggi, le sue opere d’arte personalizzate hanno superato i confini nazionali e alimentano i sogni melodici di milioni di persone danzando in mano a musicisti del calibro diRichie Sambora, Phil X (Bon Jovi), Bruce Springsteen e James Hetfield, Kirk Hammett (Metallica), Micki Free (The American Horse), Elisa , Federico Poggipollini, chitarrista di Ligabue, i Litfiba, Mario Schilirò della band di Zucchero, Cosimo Zannelli. Per non parlare di alcuni musicisti in tour con Slash (Guns’n Roses) incontrato a Firenze proprio nel novembre scorso, e di altri big italiani come Laura Pausini e il suo compagno Paolo Carta che – ci svela Fabrizio ma sottovoce – “per il Tour in Russia hanno richiesto chitarre decorate con 950 swarovski e Paolo ha voluto i nomi dei figli, incisi nel pregiato legno toscano”.